ANNO 16 n° 287
Viterbo, quasi 50 euro al mese di addizionale regionale Irpef: l’allarme della Uil
Nel 2024 il prelievo regionale medio nella Tuscia ha raggiunto 598,1 euro per contribuente. Turchetti: «La fiscalità locale corre più delle entrate delle famiglie»
14/10/2026 - 11:18

VITERBO - Quasi 50 euro al mese di addizionale regionale Irpef per contribuente, che superano i 65 euro mensili considerando anche il prelievo comunale. È il quadro che emerge per la provincia di Viterbo dal dossier “Fiscalità territoriale e impatto sui redditi delle famiglie nel Lazio”, realizzato dalla Uil Lazio insieme all’Istituto di ricerca Eures, attraverso l’analisi dei dati relativi al periodo 2019-2024.

Nel 2024, un contribuente della Tuscia ha versato in media 598,1 euro di addizionale regionale Irpef, contro i 496,8 euro della media italiana, pari a circa 41 euro al mese. A questa cifra si aggiungono i 187,5 euro medi di addizionale comunale nella provincia, per un totale di 785,6 euro annui. Un importo superiore di quasi 60 euro rispetto alla media nazionale, che si attesta a 726,9 euro.

A richiamare l’attenzione sul peso della fiscalità territoriale è Giancarlo Turchetti, segretario generale della Uil di Viterbo e dell’Alto Lazio. «Il prelievo comunale è più leggero, anche se di poco, rispetto alle altre province, ma compensa solo in parte quello regionale», osserva il sindacalista.

Il peso delle imposte nel capoluogo

La situazione del capoluogo evidenzia ulteriormente l’incidenza delle addizionali sui redditi. Secondo le simulazioni contenute nel dossier, basate sui redditi del 2024 e sulle regole fiscali del 2025, il prelievo complessivo derivante dalle addizionali regionale e comunale a Viterbo raggiunge 496,5 euro per un imponibile di 20mila euro. Per un reddito di 40mila euro, invece, l’importo sale a 1.394,5 euro, pari al 3,49% del reddito.

Numeri che, secondo la Uil, devono essere letti tenendo conto anche delle condizioni economiche del territorio. «Non dobbiamo dimenticare che il reddito imponibile medio della Tuscia è ben al di sotto della media nazionale, di più di tremila euro. Quando la fiscalità locale corre più delle entrate delle famiglie, a rimetterci sono le persone e la loro capacità di spesa», sottolinea Turchetti.

Dalle addizionali ai costi dei servizi

Al prelievo sui redditi si sommano inoltre altre spese legate alla vita quotidiana e alle scelte delle amministrazioni territoriali: Imu, Tari, servizio idrico e rette degli asili nido. Voci che, considerate nel loro insieme, possono incidere in maniera significativa sui bilanci familiari.

Secondo le stime del dossier, l’esborso annuo complessivo per queste voci può arrivare a quasi 3.400 euro per una famiglia con un reddito di 20mila euro, pari al 17% delle entrate, e a circa 5.400 euro per un reddito di 40mila euro, con un’incidenza del 13,5%.

L’appello della Uil alle istituzioni

La Uil continuerà a monitorare il peso della fiscalità territoriale e le sue ricadute su cittadini e famiglie, in linea con l’impegno ribadito dal segretario generale nazionale PierPaolo Bombardieri in occasione della presentazione del dossier.

L’obiettivo del sindacato è sollecitare le istituzioni a intervenire per rendere il sistema fiscale più equo e sostenibile, tutelare il potere d’acquisto dei redditi e garantire che al prelievo richiesto ai contribuenti corrispondano servizi adeguati.

Una questione che, secondo la Uil, riguarda direttamente la qualità della vita nel territorio e la capacità delle famiglie di far fronte alle spese quotidiane, in un contesto in cui il peso delle imposte locali si aggiunge agli altri costi necessari per vivere.






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